Progetto grafico del marchio/simbolo
"Viviamo di scritti e moriamo di cancellature"
E. Jabés
Animata dall'idea di "sconfinamento", la casa editrice Zandonai, nata dalle ceneri della Nicolodi Editore di Rovereto, intende contribuire al dialogo fra culture e discipline differenti attraversando ed esplorando con la passione del racconto territori, saperi e generi letterari. Lo scopo è quello di comporre un catalogo dove letteratura e arti visive, filosofia e architettura, storia e politica si intreccino fra loro e disegnino nuove meppe interpretative. Libri capaci di tessere una rete che afferri e ospiti – pur nel rapido flusso che oggi caratterizza le varie forme della cultura – le nuove e complesse manifestazioni della realtà che ci circonda.
Progetto grafico dei cataloghi 2008/09/10
LE COLANE
"I piccoli fuochi"
L'intento che anima la ricerca e la selezione di autori e titoli che compongono questa collana è quello di portare alla luce alcune stimolanti declinazioni della nozione di "confine" (confine geografico così come confine interiore) che emergono da precise aree linguistiche, territoriali e culturali. Particolare attenzione è dedicata alla scena letteraria mitteleuropea e balcanica, in particolare ai paesi della ex-jugoslavia, nonché il recupero di autori e correnti della narrativa europea ai quali l'editoria italiana ha sino ad ora riservato spazi limitati e senza dubbio inadeguati al loro autentico valore letterario. Ai veri e propri decani come Boris Pahor, e a scrittori che hanno raggiunto anche in Italia una certa notorietà come Miljenko Jergovic, si affiancano autori di fama internazionale come David Albahari, Dragan Velikic, Mirko Kovac, Filip David, ancora pressoché sconosciuti in Italia, e giovani talenti narrativi che Zandonai propone per la prima volta sulla scena letteraria europea, quali Ivica Djikic e Marica Bodrozic.
Progetto delle gabbie grafiche e delle copertine, ricerca iconografica
"I fuochi"
Nel segno del sodalizio fra saggio e narrazione, la collana mette a colloquio opere saggistiche che non soffocano il proprio impulso a narrare e romanzi dalla forte attitudine riflessiva. Non solo. Costretti dalla postmodernità – che assiste al venir meno dei confini – a mescolarsi e a contaminarsi, pensiero e narrazione possono finalmente dar voce alla loro più autentica tensione utopica, là dove si annidano molti luoghi, reali o fantastici, ancora inesplorati o da riscoprire. In un’epoca in cui la crisi della filosofia è dichiarata e la letteratura conquista spazi assoluti con il rischio di perdere se stessa, la scrittura può nondimeno assumersi l’onere di narrare i propri avventurosi sconfinamenti, nel tentativo di ampliare la dimensione del sentire e della conoscenza. I testi qui raccolti sono “classici” – ovvero testi forse introvabili, di certo irripetibili – e testimoniano tutti, pur nella loro diversità, come sia possibile un confronto con i temi della modernità, anche senza dover a ogni passo rivendicare una paternità forte: o filosofica o letteraria. Un confronto, questo, di certo azzardato ma autentico, che si configura come una salutare fuga dalle certezze.
"Le ombre"
Essenziali, per una buona collana, sono la qualità delle perle e la resistenza del filo che le lega. Ciò che accomuna i volumi che via via andranno a comporre la collana.
“Le Ombre” è di parlare attraverso l’architettura all’epoca contemporanea. Senza tuttavia mai aspirare a una semplice “attualità”. Del nostro tempo semmai essa vorrebbe provare a definire i confini, anziché cercare di catturare l’inafferrabile essenza. Considerate in quest’ottica, le cose si riveleranno differenti da come potrebbero sembrare a prima vista: così, se la preziosità delle perle finirà per identificarsi con il loro stesso “difetto” (l’eccentricità che tutte loro – in svariate maniere – presentano), la resistenza del filo consisterà piuttosto nel suo sapersi piegare alle molteplici circostanze verso cui i titoli raccolti di volta in volta lo porteranno.

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